«Orsù, disse Comminges, il quale nudriva un vero affetto per d’Artagnan dopo il segnalato servigio da questo resogli nel dì dell’arresto di Broussel, togliendolo dalle mani ai Parigini, orsù non vi angustiate; non pretendevo già darvi una mala nuova, oh! tutt’altro. Con la guerra attuale siamo tutti esseri incerti. Dunque ridete della combinazione che riavvicina il vostro amico a voi ed al signor du Vallon, anzi che addolorarvene».
Quell’invito però non influì minimamente su d’Artagnan, che si mantenne in aspetto lugubre.
«E che cera faceva? domandò Porthos, che accortosi come d’Artagnan lasciava estinguersi il dialogo, se ne prevalse per metter fuori due paroline di suo.
«Ottima cera, rispose Comminges; sul primo era sembrato come voi disperatissimo, ma quando ha saputo che il ministro doveva fargli visita stasera....
«Ah! fece d’Artagnan, il ministro deve fare una visita al conte di la Fère?
«Sì, lo ha fatto avvertire, e il signor conte, nell’udir ciò, mi ha incaricato di dirvi, che profitterebbe del favore che gli concedeva Sua Eccellenza per patrocinare la vostra e la sua causa.
«Ah che caro conte! disse il Guascone.
«Bell’affare! mugolò Porthos, gran favore, cospettone! il conte di la Fère, la di cui famiglia s’imparentò coi Montmorency e coi Rohan, val pure quanto il signor Mazzarino.
«Non serve, replicò d’Artagnan nel modo suo più docile, a rifletterci bene, mio caro du Vallon, è un grande onore pel signor conte, e dà luogo a concepire grandi speranze.... una visita!... ma è tale onore per un prigioniero, ch’io mi penso per sino che il signor di Comminges prenda abbaglio.
«Come? prendo abbaglio!...