«Ma....
«A tavola, mio caro! mangiando vengono delle idee; e dopo cena, quando le mie saranno ben complete ve le comunicherò».
Per quanto Porthos bramasse d’essere istruito del progetto di d’Artagnan, conoscendo però il modo di agire di questo, si assise a mensa senza insistere di più, e mangiò con un appetito che faceva onore alla fiducia ch’ei riponeva sempre nell’immaginativa di d’Artagnan.
LXXXVIII. Il braccio e la mente.
Ebbe luogo la cena in silenzio, ma non in malinconia, perocchè tratto tratto rasserenava la faccia a d’Artagnan uno di quei sorrisetti maliziosi che gli erano usuali ne’ momenti di buon umore. E di questi Porthos non ne perdeva neppur uno, ed anzi ad ognuno che osservava dava qualche esclamazione, la quale indicava al suo amico com’egli, anche non comprendendolo, facesse gran caso del pensiero che gli bolliva nel cervello.
Alle frutta d’Artagnan appoggiò la schiena alla spalliera della seggiola, incrociò le gambe una sull’altra, e si tentennò in aria di uno che sia veramente contento di sè.
Porthos pose il mento sulle due mani, e i due gomiti sulla tavola, e guardò d’Artagnan in quel modo pien di fiducia che dava a quel colosso una certa cera di somma bonarietà.
«Ebbene? fece il Guascone dopo un momento.
«Ebbene? ripetè Porthos.
«Dicevate dunque, mio caro?...