«Monsignore! interruppe d’Artagnan, non minacciate, gli è cattivo esempio. Noi siamo tanto docili e gentili con l’Eccellenza Vostra! Orsù, bando al mal umore, bando ai rancori, e discorriamola garbatamente.

«Per me non voglio altro, disse Mazzarino, ma sul punto di discutere pel mio riscatto, non vuo’ che stimiate la vostra situazione per migliore di quel ch’ella sia. Cogliendo me nel lacciuolo, vi ci siete colti anco voi. Come uscirete di qua? Guardate le grate, guardate le porte, guardate, o piuttosto figuratevi le sentinelle che sono a invigilare dietro di esse, e i soldati che ingombrano i cortili, e transigiamo. Ecco, io vi mostrerò che son leale.

«Ahi pensò d’Artagnan, giudizio, ci vuol fare qualche burla!

«Vi esibivo la libertà, continuò il ministro, e tuttora ve la esibisco. La volete? Fra men di un’ora sarete scoperti, arrestati, e obbligati ad uccidermi, lo che sarebbe delitto orribile e indegno totalmente di integri gentiluomini pari vostri.

«Ha ragione!» fece Athos internamente.

E come ogni ragione che passava nell’animo suo, il quale non aveva se non se nobili pensamenti, il suo concetto gli apparve negli occhi.

«E perciò, rispose d’Artagnan onde correggere la speranza che la tacita adesione di Athos aveva data a Mazzarino, non ci ridurremo a tale atto di violenza che agli ultimi estremi.

«Se al contrario, proseguì Mazzarino, mi lasciate andare, accettando la vostra libertà....

«E come mai, gli troncò la parola così il Guascone, come mai intendereste che accettassimo la nostra libertà, poichè potete ritorcela voi stesso cinque minuti dopo avercela data?... E tal quale vi conosco, monsignore, ce la ritogliereste!

«No, da ministro che sono! non mi credete?