XC. Conferenze.

Mazzarino mosse il chiavistello di una doppia porta, e sulla soglia si trovò Athos pronto a ricevere l’illustre visitante, a tenore dello avviso dategli da Comminges.

E visto ch’ebbe il ministro, gli fece un inchino, dicendo:

«Vostra Eccellenza poteva dispensarsi da farsi accompagnare: l’onore che mi concede, è troppo grande per ch’io me ne dimentichi.

«E perciò, caro, conte, disse d’Artagnan, Sua Eccellenza non ci voleva assolutamente; du Vallon ed io abbiamo insistito, forse in modo disdicente, tanto era nostro desiderio di vedervi».

Alla voce, all’accento motteggiatore, al gesto ben noto ch’era compagno all’accento e alla voce, Athos balzò stupefatto esclamando:

«D’Artagnan! Porthos!

«In carne e in ossa, amico.

«E che vuol dir codesto? domandò il conte.

«Vuol dire, rispose Mazzarino tentando, conforme già aveva tentato di sorridere, e sorridendo mordendosi le labbra, che si sono cambiate le parti, e che invece di esser questi signori miei prigionieri, io sono prigioniero di loro, talchè mi vedete costretto a ricever qui la legge in luogo di dettarla. Ma ve lo avverto, ammenochè mi ammazziate, sarà di poca durata la vostra vittoria; toccherà poi a me, e verrà....