E preso di sul tavolino un brevetto, lo riempiè e lo firmò.
«Certo, Maestà, fece d’Artagnan pigliando il brevetto ed inchinandosi, è questa una bella e nobile ricompensa: ma le cose di questo mondo sono soggette a grande instabilità, ed un uomo che incorresse in disgrazia presso Vostra Maestà, perderebbe domani la carica.
«E allora che volete? esclamò la regina, vergognandosi di essere scoperta da quello spirito non meno accorto del suo.
«Cento mila scudi per quel povero capitano dei moschettieri, pagabili nel giorno in cui i suoi servigi non fossero più graditi dalla Maestà Vostra».
Anna rimase perplessa.
«E a dire, seguitò d’Artagnan, che i Parigini offerivano giorni sono, per decreto del Parlamento, seicento mila lire a chi consegnasse loro il ministro o vivo o morto! vivo per appiccarlo, morto per trascinarlo in un letamajo!
«Animo! disse la sovrana, siete ragionevole, poichè non domandate ad una regina che il sesto di ciò che proponeva il Parlamento».
E sottoscrisse una promessa di cento mila scudi.
«E poi?.... continuò.
«Signora, il mio amico du Vallon è ricco, e in conseguenza nulla ha da bramare dal lato delle fortune; parmi però aver memoria che fra lui e il signor di Mazzarino fosse stato discorso di erigere la sua tenuta a baronìa.... anzi, per quanto posso sovvenirmi, è cosa promessa.