«La più importante.
«L’adesione al trattato?
«Appunto.
«Che serve? firmo il trattato domani.
«Credo poter avanzare alla Maestà Vostra un’asserzione: che s’Ella non firma oggi quel consenso, non troverà tempo da firmarlo dipoi. Vogliate dunque, ve ne supplico, scrivere in piè del programma disteso tutto di pugno di Mazzarino come vedete: «acconsento a ratificare il trattato proposto dai Parigini».
Anna era presa al laccio; non poteva trarsi indietro e sottoscrisse. Ma poi di subito, l’orgoglio irruppe in essa alla guisa di una tempesta, ed ella si mise a piangere.
D’Artagnan si scosse al vedere quelle lacrime. Sin da quel tempo le regine piangevano come semplici donne.
Egli scosse il capo: pareva che tali lacrime gli abbruciassero il cuore.
«Signora! inginocchiato soggiunse, guardate l’infelice gentiluomo ch’è a’ vostri piedi; ei vi prega di credere che ad un cenno di Vostra Maestà tutto gli sarebbe possibile. Ha fede in sè, ha fede negli amici suoi, vuole aver fede puranco nella sua regina; e la prova che di nulla paventa, che su nulla specula, si è che ricondurrà il signor di Mazzarino presso la Maestà Vostra senza condizioni. A voi, signora, ecco le sacre firme di Vostra Maestà; se crederete dovermele restituire, lo farete. Ma da questo momento, più a nulla esse vi obbligano».
E d’Artagnan sempre genuflesso, con occhio fiammeggiante di orgoglio e maschile intrepidezza, consegnò ad Anna quelle carte che tolte aveale di mano con tanta fatica.