V’hanno dei momenti, avvegnachè in questo mondo non è tutto cattivo, e non tutto è buono, v’hanno dei momenti in cui ne’ cuori più aridi e freddi va germogliando, irrigato dalle lacrime di estrema emozione, un sentimento generoso, che dal calcolo e dalla superbia vien soffocato se un altro cuore non lo afferra sul nascere. Anna era in uno di quei dati istanti. D’Artagnan, cedendo alla propria commozione, in armonia con quella della sovrana, avea compiuta l’opera di una profonda diplomazia; e quindi fu immediatamente premiato dell’arte sua o del suo disinteresse, secondo che vorremo dar onore al suo spirito od al cuor suo della ragione che lo fece agire.
«Dite bene, signore, replicò Anna; non avevo saputo conoscervi. Ecco gli atti firmati, che liberamente io vi rendo; ed al più presto riconducete a me il ministro.
«Signora, disse d’Artagnan, sono già venti anni, ho buona la memoria, ch’ebbi l’onore, dietro a un parato del palazzo comunitativo, di baciare una di codeste bellissime mani.
«Ed ecco l’altra, fece la regina, ed acciò la sinistra non sia men liberale che la destra (e si trasse dal dito un diamante consimile all’incirca al primo) prendete e conservate questo anello per mio ricordo.
«Regina, disse d’Artagnan alzandosi, non ho che un solo desiderio, che la prima cosa che a me richiedete sia la mia vita».
E con quel bel portamento ch’era tutto suo, levatosi in piedi, si ritirò.
«Non ho conosciuti costoro, pensò Anna mentre d’Artagnan si allontanava, ed ora è tardi per ch’io ne cavi profitto: fra un anno il re sarà in maggiorità».
Di là a quindici ore, d’Artagnan e Porthos accompagnavano Mazzarino presso alla regina, e ricevevano, uno il brevetto da luogo-tenente capitano dei moschettieri, l’altro il diploma da barone.
«Siete contenti? domandò loro Anna».
D’Artagnan fece un inchino; Porthos si girava tra le dita il diploma osservando Mazzarino.