«Que’ bei giorni possono rinascere, può tornare quel tempo felice. Io ho avuto l’incarico di andare a trovare i miei compagni, e ho cominciato da voi, ch’eravate l’anima della nostra associazione».
Aramis s’inchinò in modo più civile che affettuoso.
«Rimettermi nella politica? disse con voce fiacca e buttandosi giù sulla poltrona, ah! caro d’Artagnan, vedete come vivo regolarmente e con tutti i comodi: noi esperimentammo pure la ingratitudine dei grandi, lo sapete!
«È vero, ma forse i grandi si pentono di essere stati ingrati.
«Allora sarebbe tutt’altro.... sentiamo: ad ogni peccato misericordia.... E poi, avete ragione sur un punto, ed è che se ci ripigliasse la volontà d’immischiarci negli affari di Stato, secondo me ne sarebbe giunto il momento.
«Come lo sapete, non occupandovi di politica?
«Eh mio Dio! senza ingerirmene personalmente, vivo in relazione con persone che se ne ingeriscono. Benchè coltivando la poesia, mi sono posto in corrispondenza con Sarrasin ch’è tutto del signor Conti, con Voiture ch’è del coadjutore e con Bois-Robert che da quando non è più di Richelieu non è di nessuno o è di tutti come meglio vi piace: sicchè il movimento politico non mi è sfuggito interamente.
«Me lo immaginavo, fece d’Artagnan.
«Del resto, non avete a prendere ciò ch’io sono per dirvi se non per parole da cenobita, da uomo che parla puramente e semplicemente per quel che ha inteso a dire. Io ho inteso che in questo punto Mazzarino sia molto inquieto sull’andamento delle cose: pare che per i suoi ordini non si abbia lo stesso rispetto che in addietro si aveva per quelli del nostro antico spauracchio, defunto ministro, di cui vedete qua il ritratto, giacchè, se ne sia pur detto quanto si è voluto, bisogna convenire ch’era un grand’uomo.
«Su questo proposito non vi contraddirò, caro Aramis: esso fu che mi fece tenente.