«La mia prima opinione era stata tutta a favore del ministro; avevo considerato che un ministro non è mai amato, ma che col genio che tutti attribuiscono a questo e’ finirebbe con trionfare dei suoi nemici e farsi temere, lo che è forse meglio che farsi amare».
D’Artagnan fece con la testa un cenno che esprimeva la piena sua approvazione di questa massima alquanto dubbia.
«Ecco, seguitò Aramis, quale era la mia opinione prima, ma siccome sono molto ignorante in questa sorta di materie, e il tenore di vita che ho scelto m’induce naturalmente a non rapportarmi qualche volta al mio proprio giudizio, così mi sono informato. Ebbene, amico mio....»
Aramis fece una pausa.
«E che? domandò d’Artagnan.
«Ebbene, mi è d’uopo mortificare il mio orgoglio, mi è d’uopo confessare che mi ero ingannato.
«Davvero?
«Sì, m’informai, ed ecco quel che mi risposero parecchie persone tutte diverse di gusto e d’ambizione: il ministro Mazzarino non è un uomo di genio qual io lo credeva.
«Veh! fece d’Artagnan.
«È un uomo da nulla, stato già servitore del Bentivoglio, e che si è tirato innanzi mediante i raggiri; un nuovo ricco, un soggetto senza nome che in Francia batterà soltanto la strada da partigiano; ammasserà molti scudi, dilapiderà le rendite del re, pagherà a sè stesso tutte le pensioni che il defunto Richelieu pagava a tutti gli altri, ma non governerà mai col diritto del più forte, del più grande e del più onorato. Inoltre sembra non sia gentiluomo per cuore e per maniere, ma piuttosto una specie di buffone, un Pantalone, un Pulcinella. Lo conoscete voi? io no.