D’Artagnan si grattò l’orecchio: era costretto a convenire esser quello un pensare giustissimo.

«Vedete, povero amico mio, se sono tuttora dotato della mia solita perspicacia. Vi dirò che ho forse torto di parlarvi così apertamente, giacchè voi mi sembrate inclinato per il Mazzarino.

«Io! esclamò il tenente de’ moschettieri, nemmeno per ombra!

«Discorrevate di un incarico...

«Ho discorso di un incarico?.... Allora ho sbagliato.... No, ho detto fra me come voi: ecco che gli affari s’imbrogliano; gettiamo la penna al vento, andiamo dalla parte dove il vento la porterà, e riprendiamo la vita di ventura. Eravamo quattro prodi cavalieri, quattro cuori uniti teneramente; si uniscano di nuovo, non già i nostri cuori non mai separatisi, ma le nostre fortune e il nostro coraggio. È buona l’occasione per riacquistare qualche cosa da più che un brillante.

«Avete ragione, e ragione sempre, continuò Aramis, la prova si è che io avevo la stessa idea che voi; se non che, a me che non ho la vostra feconda immaginazione, il vostro estro, la mi era stata suggerita; oggidì tutti hanno bisogno di appoggio, mi sono state fatte delle proposizioni, è trapelato un certo che delle nostre famose prodezze di tempo addietro, e vi confesserò francamente che il coadjutore mi ha fatto parlare.

«Il signor di Gondi, il nemico del ministro! esclamò d’Artagnan.

«No, l’amico del re, fece Aramis, m’intendete? Or via, si tratterebbe di servire il re, lo che è obbligo di un gentiluomo.

«Ma, mio caro, il re è con Mazzarino.

«Di fatto, ma non di volontà; d’apparenza, e non di cuore; ed ecco appunto il laccio che i nemici del re tendono al povero fanciullo.