Bisognò aspettare ancora al dì vegnente: i cavalli, fatte dieci leghe nella giornata, erano stanchi. È vero che si poteva prenderne degli altri, ma v’era da traversare una grandissima macchia, e noi ci rammentiamo che di notte Planchet non aveva punto a genio le macchie.

V’era una cosa di più che non gli andava a genio, cioè di porsi in viaggio a digiuno. Talchè d’Artagnan nel destarsi trovò allestita la colazione. Di una simile attenzione non v’era da lagnarsi, ed egli sedè a tavola. Ci s’intende che Planchet riassunte le sue antiche funzioni, riassumeva l’antica umiltà, e non si vergognava di mangiare gli avanzi del tenente più che non si vergognassero madama di Motteville e madama di Fargis di mangiar quelli della regina Anna.

Sicchè non fu possibile partire sino verso le otto. Non v’era da sbagliare, bisognava prender la strada che conduce da Villers-Cotterets a Compiegne, ed uscendo dal bosco pigliare a mano destra.

Faceva una bella mattinata di primavera, gli uccelli cantavano su gli alti alberi, larghi raggi di sole passavano nelle parti meno folte e parevano tante cortine di velo indorato; in altri luoghi la luce penetrava tra la fitta volta delle foglie, e i piedi delle vecchie quercie (cui correvano precipitosamente nel vedere i viandanti gli agili scojattoli) stavano immersi nell’ombra; da tutta quella natura scaturiva una fragranza di erbe, di fiori e di fogliame che rallegrava il cuore. D’Artagnan annojato dalla puzza di Parigi, diceva fra sè, che quando si portavano tre nomi di possessioni infilati uno nell’altro si doveva trovarsi contentissimi in un tal paradiso; poi scuoteva il capo dicendo:

«Se io fossi Porthos, e venisse d’Artagnan a farmi la proposizione ch’io vo a fare a Porthos, so ben io come gli risponderei!»

Planchet dal canto suo a nulla pensava, digeriva.

Sull’orlo del bosco il tenente adocchiò il sentiero indicato, ed alla fine di quello le torri di un immenso castello feudale.

«Oh oh! borbottò, mi pareva che il castello appartenesse all’antico ramo d’Orleans. Che Porthos ne avesse trattato col duca di Longueville?

«Affè, disse Planchet, sono terreni ben mantenuti, e se sono proprietà del signor Porthos me ne congratulerò con lui.

«Cappita! fece d’Artagnan, non lo chiamare Porthos, nè anche du Vallon, chiamalo de Bracieux o di Pierrefonds. Faresti andare a monte tutta la mia ambasceria».