D’Artagnan, quanto più si avvicinava al castello che prima aveva fermati i suoi sguardi, capiva tanto maggiormente che colà non poteva dimorare il suo amico: le torri, comunque solide, e che parevano fabbricate di fresco, erano aperte e come sconquassate. Avreste detto che qualche gigante le avesse sfondate a suon di scure.

Giunto all’estremità della via, d’Artagnan si trovò a sovrastare ad una valle amena, in fondo alla quale si vedevano giacere al piè di un bel lago alcune case sparse qua e là, che umili, e coperte quali di tegoli e quali di stoppie, sembrava riconoscessero per dominante (seigneur suzerain) un bel castello costrutto verso il principio del regno di Enrico IV, cui stavano di sopra banderuole signoresche. Allora poi d’Artagnan non pose il menomo dubbio di essere alle viste dell’abitazione di Porthos.

La strada metteva direttamente all’elegante castello, che era a petto al suo nonno, il castello della montagna, come uno zerbinotto del partito del duca di Enghien è a petto ad un cavaliere in armatura di ferro del tempo di Carlo VII. D’Artagnan mise il cavallo al trotto e seguitò giù pel sentiero; Planchet regolò la andatura della sua bestia su quella del padrone.

A capo a dieci minuti il tenente fu all’estremità di un viale in cui erano regolarmente piantati bellissimi pioppi, e che terminava ad un cancello di ferro di cui le lance e le striscie trasversali erano indorate. In mezzo stava una specie di signore vestito di verde, e indorato come il cancello, sopra un grosso e robusto cavallo. Aveva a destra e a manca due servitori ingallonati su tutte le cuciture; molti villani radunati gli porgevano ossequiosissimi omaggi.

«Ah! fece tra sè d’Artagnan, fosse quegli il signore du Vallon de Bracieux di Pierrefonds? com’è raggrinzato dacchè non si chiama più Porthos!

«Non può esser lui, disse Planchet rispondendo a ciò che il tenente discorreva fra sè stesso, il signor Porthos era alto quasi di sei piedi, e quello ne ha appena cinque.

«Eppure, continuò d’Artagnan, lo riveriscono molto profondamente!»

E diè di sprone verso il cavallo grosso, l’uomo rispettabile ed i servi, ed a misura che si avvicinava gli pareva di ravvisar meglio il personaggio.

«Gesù Dio! esclamò Planchet che credeva esso pure di riconoscerlo, possibile che fosse lui

Al qual grido l’uomo ch’era in sella si voltò lento e nobilmente, e i due viaggiatori videro brillare in tutto il loro fulgore gli occhioni, il muso rosso e bernoccoluto, ed il sorriso espressivo di Mousqueton.