Ed era proprio Mousqueton, Mousqueton grasso e paffuto, traboccante di salute, gobbo e zeppo dal bene stare, il quale riconoscendo d’Artagnan ben al contrario dell’ipocrita Bazin, si calò giù dal destriero sino a terra, e si accostò col cappello in mano all’uffiziale, in guisa che gli omaggi dell’adunanza fecero mezzo giro verso quel nuovo sole che ecclissava il vecchio.
«Signor d’Artagnan! signor d’Artagnan! ripeteva per dentro alle gote enormi Mousqueton sudante per l’allegrezza, signor d’Artagnan! oh che piacere sarà per il mio signore e padrone, signor du Vallon de Bracieux di Pierrefonds!
«Che caro Mousqueton! è egli qua il tuo padrone?
«Siete sui suoi possessi.
«Ma come sei bello, ma come sei grasso, ma come sei in fiore! badava a dire il tenente de’ moschettieri instancabile nell’accennare i cambiamenti recati dalla buona fortuna nell’antico affamato.
«Eh! sì, grazie a Dio, sto assai bene.
«E non dici nulla al tuo amico Planchet?
«Al mio amico Planchet! Planchet, sei tu davvero? urlò Mousqueton a braccia aperte e con tanto di lacrime negli occhi.
«Io, sì, fece Planchet sempre prudente, ma volevo vedere se avevi messo superbia.
«Superbia con un vecchio amico? mai, Planchet, no, mai! e tu non lo puoi nemmeno aver pensato, o tu non conosci Mousqueton.