«Manco male! disse Planchet smontando da cavallo e porgendogli le braccia, non è come quella canaglia di Bazin che mi piantò due ore sotto una tettoja senza neppur mostrare di ricordarsi di me».
E Planchet e Mousqueton si abbracciarono con un trasporto che commosse al vivo gli astanti, e ad essi fece credere che Planchet fosse qualche gran signore travestito, tanto in alto apprezzavano la posizione di Mousqueton.
«E adesso, signor mio, disse questi sbarazzatosi dagli amplessi di Planchet che invano avea tentato di unirgli insieme dietro alla schiena le sue due mani, adesso permettetemi di lasciarvi, mentre non voglio che il mio padrone sappia la nuova del vostro arrivo da altri che da me: non mi perdonerebbe di essermi fatto precedere da un terzo.
«Quel caro amico, replicò d’Artagnan evitando di dare a Porthos nè l’antico nè il novello suo nome, dunque non si è scordato di me?
«Scordato! anzi, avete a dire che non passa giorno che non ci aspettiamo di sentirvi nominato maresciallo o invece del signor di Gassion, o invece del signor di Bassompierre».
Il tenente si lasciò comparire sulle labbra uno di quei rari sorrisi malinconici che avevano sopravvissuto nel profondo del suo cuore alle perdute illusioni degli anni giovanili.
«E voi, villani, seguitò Mousqueton, state appresso al signor conte d’Artagnan, e fategli onore meglio che potete, frattanto ch’io vo ad avvertire monsignore della sua venuta».
E rimontando, con l’ajuto di due anime caritatevoli, sul suo robusto cavallo, mentre Planchet più svelto saltava sopra il suo da per sè, prese sull’erbetta del viale un mezzo galoppo il quale dava anche migliore opinione de’ fianchi che delle gambe del palafreno.
«Ah! qui le cose si dispongono bene, disse d’Artagnan: non misteri, non ferrajuoli, non politica; si ride a scroscio, si piange di giubilo, non vedo se non faccie larghe un braccio; in coscienza, mi pare che la natura stessa sia in festa, che gli alberi in cambio di foglie e fiori siano coperti di fettucce verdi e color di rosa.
«Ed a me, aggiunse Planchet, mi par di sentire di qui il più delizioso odore d’arrosto, e di vedere tanti guatteri schierati in fila a guardarci a passare. Ah! che cuoco deve avere il signor di Pierrefonds, che già amava tanto di mangiar bene quando si chiamava solamente signor Porthos!