Ma egli continuò in tuono languido:

«Basta, siate il ben venuto; mi ajuterete a ritrovare la sparita mia gioja; domani rincorreremo la lepre nella mia pianura ch’è bellissima, o il capriuolo ne’ miei boschi che sono superbi; ho quattro levrieri che son tenuti per i più leggieri di tutta la provincia, e una muta che non ha l’eguale di qui a venti leghe».

E Porthos mandò un altro sospiro.

«Ohe! fece tra sè d’Artagnan, che fosse meno felice di quello che pare?»

Indi rispose:

«Però, prima di tutto mi presenterete a madama du Vallon, giacchè mi rammento di una certa lettera di cortese invito che vi piacque scrivermi, ed in fondo alla quale essa favorì mettere alcuni versi».

Terzo sospiro di Porthos.

«Da due anni ho perduta madama du Vallon, egli disse, e ne sono tuttavia afflittissimo; perciò lasciai il mio castello du Vallon, vicino a Corbeil, per venire ad abitare nella mia tenuta di Bracieux, cambiamento che mi ha indotto a comprar questa. Povera madama du Vallon! (seguitò con una smorfia di rammarico) non era una donna di carattere molto costante e eguale, ma aveva terminato coll’avvezzarsi alle mie maniere e adattarsi a’ miei capriccetti.

«Sicchè siete ricco e libero? domandò il tenente.

«Ahimè! son vedovo, ed ho quarantamila lire di rendita. Andiamo a far colazione: volete?