«Diamine! or via, per far la digestione, passeggiamo nel mio parco.

«Volentieri».

E perchè entrambi avevano fatta una colazione abbastanza copiosa, cominciarono a fare il giro di un giardino magnifico; viali di castagni e di tigli racchiudevano uno spazio di trenta jugeri per lo meno; alla fine di ciascuno di essi, e nel più folto di alberi e arboscelli, si vedevano correre i conigli, e sollazzarsi fra l’erbe le più alte.

«Affè, disse d’Artagnan, il parco corrisponde a tutto il rimanente, e se nel vostro stagno vi sono tanti pesci quanti conigli v’hanno nelle conigliaje, siete un uomo fortunatissimo, caro Porthos; purchè abbiate conservato il genio per la caccia ed acquistato quello della pesca.

«Amico mio, rispose Porthos, io lascio la pesca a Mousqueton: gli è un piacere da plebei; ma a volte vado a caccia, cioè quando mi annoio, seggo sopra uno di quei sedili di marmo, mi fo portare il mio schioppo; mi fo condurre il mio cane prediletto, e tiro a’ conigli.

«Ma è un gran divertimento! fece d’Artagnan.

«Sì, ripetè Porthos con un sospiro, è un gran divertimento!»

D’Artagnan aveva smesso di contarli.

«Poi, aggiunse Porthos, Gredinet va a cercarli, e li porta da sè al cuoco: c’è benissimo avvezzato.

«Oh, che cara bestiuolina!