«E poi, ripigliò a dire il tenente, la decrepitezza, giacchè ormai Athos è vecchio; forse la miseria, giacchè avrà trascurato le poche sostanze che aveva; il sordido Grimaud più muto che mai e più ubbriaco del suo superiore.... Planchet, son cose che mi spezzano il cuore!
«E’ mi par di esserci, e di vederlo là, balbuziente e vacillante...., fece Planchet in tuono dolentissimo.
«Lo confesso, replicò d’Artagnan, l’unica mia paura si è che Athos accetti le mie proposizioni in un momento di ebbrezza bellicosa. Per me e per Porthos sarebbe grande disgrazia, e specialmente sommo imbarazzo; ma sul primo del suo trasporto lo lasceremo, e basta; tornando in sè stesso capirà.
«In ogni caso, soggiunse Planchet, non tarderemo a venire in chiaro di tutto, giacchè io credo che quelle mura tanto alte che si arrossano al sole sul tramonto siano appunto di Blois.
«È probabile, e quei campanili appuntati e scolpiti che si scorgono laggiù a sinistra nel bosco somigliano a quanto io ho inteso dire di Chambord.
«Entreremo in città? domandò Planchet.
«Senza dubbio, per prendere informazioni.
« Signore, se v’entriamo, vi consiglio di assaggiare certi vasetti di crema de’ quali ho udito discorrere di molto, ma che disgraziatamente non si possono far venire a Parigi, e bisogna mangiarli là sul luogo.
«Ne mangeremo, sta quieto».
Nel momento uno di quei gravi carri tirati da’ buoi che portano la legna tagliata nelle belle macchie del paese sino ai porti della Loira, sboccò da un sentiero pieno di buche sulla strada che battevano i nostri due cavalcanti. Lo accompagnava un uomo, che con una lunga pertica avente in cima un chiodo pungolava i lenti animali.