E d’altronde Planchet non era un compagno di avventure del tutto volgare: era uomo di buon consiglio; benchè non cercasse il pericolo, non retrocedeva in faccia ai colpi, secondo spesso d’Artagnan aveva avuto occasione di accorgersene; finalmente era stato soldato, e le armi nobilitavano; e poi, a di più di tutto questo, se Planchet aveva d’uopo di d’Artagnan, neppure era egli a lui inutile. Talchè all’incirca sul tenore di due buoni amici giungevano essi nel Blaisois.
Cammin facendo, d’Artagnan, scuotendo il capo, e reduce ognora a quel pensiero che incessantemente l’occupava, diceva:
«So che il mio tentativo presso Athos è inutile ed assurdo, ma debbo questo atto di convenienza al mio antico amico, uomo che aveva in sè quanto abbisogna al più nobile e generoso di tutti gli uomini.
«Oh! il signor Athos era un famoso gentiluomo! disse Planchet.
«Non è così? riprese d’Artagnan.
«Da lui piovevano danari, come dal cielo la grandine, tirò innanzi Planchet ponendo mano alla spada con atto veramente regale. Vi rammentate, signor mio, del duello cogli Inglesi nel recinto dei Carmelitani? Ah! com’era bello e magnifico il signor Athos quando disse all’avversario: — Voleste ch’io dicessi il mio nome; peggio per voi, mentre ora sarò costretto ad uccidervi! — Io gli stava vicino e lo intesi: sono precisamente le sue parole. E quello sguardo quando toccò l’avversario conforme aveva avvisato, e questo cascò giù senza nemmeno dire hoi! Lo ripeto, sì, sì, era un famoso gentiluomo!
«Va bene, fece d’Artagnan, codesto è vero, è Vangelo, ma egli avrà perduti tutti i suoi pregi per un solo difetto.
«Me ne ricordo, gli piaceva bere.... o piuttosto beveva.... ma non come gli altri, no! I suoi occhi non esprimevano niente quando si avvicinava il gotto alle labbra. In coscienza, non vi fu mai silenzio tanto parlante. Per me, mi pare di udirlo a balbettare: — Liquore, entra e discaccia il mio dolore! — E come vi riduceva in pezzi il piede di un bicchierino o il collo di un fiasco! per codesto non aveva l’eguale.
«Or bene, soggiunse d’Artagnan, oggi ecco il tristo spettacolo che si appresta. Quel nobile gentiluomo d’occhio sì fiero, quel bel cavaliere sì brillante sotto le armi che tutti si meravigliavano come in mano tenesse una semplice spada anzichè il bastone del comando, si sarà trasformato in un vecchio curvo, con il naso arrossato e il ciglio piagnoloso. Lo troveremo disteso sull’erba, d’onde ci guarderà con le pupille fosche, e forse non ci ravviserà. Iddio mi è testimone, Planchet, che sfuggirei così triste spettacolo se non m’importasse di provare il mio rispetto a quell’ombra illustre del conte di La Fère che tanto a noi fu caro».
Planchet tentennò la testa e non fiatò; di leggieri acorgevasi com’egli si associasse ai timori del suo padrone.