«È dietro a me, mi viene appresso».
Il servitore, avendo aperto, precedè Planchet, e questi fe’ cenno a d’Artagnan, che palpitando più che mai entrò a cavallo nel cortile.
E Planchet, quando fu sul verone, udì una voce che usciva da una sala a terreno dicendo:
«Ebbene! dov’è quel gentiluomo, e perchè non lo conducete qua?»
La voce, arrivando sino a d’Artagnan, ridestò nel suo cuore mille sentimenti, mille ricordanze già dileguatesi. Esso saltò giù da cavallo, mentre il suo compagno di viaggio col sorriso sul labbro si avanzava verso il proprietario della casa.
«Ma lo conosco io quel giovanotto! disse Athos comparso sulla soglia.
«Oh! sì, signor conte, mi conoscete, e vi conosco anch’io. Sono Planchet, Planchet, sapete pure....»
Ma l’onesto servo non potè dir altro, tanto gli aveva fatto specie l’inatteso aspetto di quel gentiluomo.
«Come, Planchet! esclamò Athos, è forse qui d’Artagnan?
«Eccomi, amico, eccomi, Athos! gridò d’Artagnan balbettando e quasi barcollando».