«Ve lo confesso.

«Sono ancor giovane, non è vero, nonostante i miei quarantanove anni? sono tuttavia in grado da riconoscermi.

«All’incontro! gridò il tenente pronto a portare all’eccesso la raccomandazione di Athos di trattare con franchezza, non lo siete per niente!

«Ah! intendo, fece Athos, ed arrossiva alquanto, tutto ha il suo fine, la follìa come tutt’altro.

«E poi, mi pare sia accaduto un cambiamento nel vostro stato di fortuna; avete un’ottima abitazione; questa casa, mi figuro, è vostra.

«Sì, è il piccolo podere che vi dissi aver ereditato quando lasciai il militare.

«Avete parco, cavalli, equipaggi....»

Athos sorrise.

«Mio caro, il parco è di una ventina di jugeri, dei quali prendono porzione gli orti e i fabbricati; i cavalli sono due, s’intende che non conto il cortaldo del mio servitore; gli equipaggi si riducono a quattro cani da macchia, due levrieri e un cane da guardia.... Ed anche tutta questa muta di lusso non è per me.

«Sì, comprendo, è per il giovanetto, per Raolo, fece d’Artagnan guardando sott’occhi Athos.