Passeggiavano insieme sotto un viale fresco e ombroso, ove entravano obliquamente alcuni raggi di sole sul tramonto. Uno di questi raggi dorati illuminava il volto di Athos, e sembrava che i suoi occhi a vicenda rendessero quel fuoco tepido e quieto della sera che ricevevano.

Venne a presentarsi allo spirito di d’Artagnan l’idea di milady.

«E siete felice?» domandò all’amico.

Le pupille penetranti di Athos si volsero in fondo al cuore a d’Artagnan, e parve vi leggessero il suo concetto.

«Felice per quanto sia dato ad una creatura di Dio di esserlo in questo mondo... ma terminate di esprimere il vostro pensiero, non me lo avete detto tutto.

«Siete terribile, Athos! nulla si può occultarvi. Or bene, sì, volevo domandarvi se avete talvolta qualche improvviso impulso di terrore che somigli....

«A rimorsi? continuò Athos, finisco io la vostra frase. Forse sì, forse no. Non ho rimorsi, perchè quella donna, io credo, meritava la pena che ha subita; non ho rimorsi, perchè se l’avessimo lasciata vivere ella avrebbe indubitatamente proseguita l’opera sua di distruzione; ma ciò non vuol dire ch’io sia convinto che avessimo diritto di far ciò che facemmo. Forse qualunque sangue versato vuole un’espiazione. Ella compiè la sua; chi sa che a noi non rimanga da compiere la nostra?

«Io pure con voi lo pensai alcune volte, replicò il tenente.

«Aveva un figlio, colei?

«Sì.