D’Artagnan non aveva avuto tempo da perdere in lunghe congetture. E quindi risolse venirne l’indomani ad una spiegazione. Le scarse fortune di Athos abilmente occultate indicavano desiderio di figurare, e manifestavano un resto di ambizione facile a risvegliarsi. La robustezza di mente e la lucidezza d’idee rendevano Athos più sollecito di un altro ad agitarsi. Egli entrerebbe nei progetti del ministro con tanto maggior calore, in quanto che l’attività sua naturale raddoppiata sarebbe da una dose di necessità.
Queste idee mantenevano desto d’Artagnan ad onta della sofferta fatica; ei preparava il suo piano di attacco, e benchè sapesse essere Athos un avversario terribile, fissò di agire subito al dì vegnente dopo la colazione.
Però, da un altro lato fra sè diceva, che sopra un terreno così nuovo facea mestieri inoltrarsi con prudenza, studiare più giorni le aderenze di Athos, abbadare alle sue novelle abitudini e farsene un giusto concetto; procurar di trarre dall’ingenuo giovane, o battendosi seco di scherma o rincorrendo qualche animale a caccia, le notizie intermedie che gli mancavano per riunire l’Athos di prima all’Athos attuale: e ciò doveva riuscire agevole, imperocchè il precettore avrebbe sicuramente comunicato qualcosa del suo al cuore ed allo spirito dell’alunno. Ma d’Artagnan stesso, ch’era accorto abbastanza, comprese tosto quali armi fornirebbe contro di sè in caso che un’imprudenza o una inavvertenza qualunque discoprisse i suoi raggiri all’occhio esperto di Athos.
E poi, sarà egli d’uopo di dirlo? d’Artagnan pronto a far uso di astuzie contro la scaltrezza di Aramis o la vanità di Porthos, si vergognava ad andare per vie indirette con Athos, uomo schietto, animo leale. Gli sembrava che riconoscendolo per lor maestro in diplomazia, Aramis e Porthos lo stimerebbero vieppiù, laddove Athos all’opposto lo avrebbe in minor stima.
«Ah! perchè non è qui, egli diceva, Grimaud, il taciturno Grimaud? Molte sono le cose che dal suo silenzio io avrei capite. Era tanto eloquente il silenzio di Grimaud!»
Frattanto era cessato in casa ogni rumore; egli aveva udito chiudere usci ed imposte: indi i cani, dopo essersi scambievolmente risposto per la campagna, si erano pure chetati; finalmente un usignolo solo in un gruppo d’alberi aveva gorgheggiato alquanto le sue note armoniose e si era addormentato. Nel castello non succedeva se non se un movimento di passi uguali e monotoni di sotto alla sua camera. Ed ei suppose fosse quella la stanza di Athos.
«Passeggia e riflette! fece d’Artagnan, e per che fare? Ecco quel ch’è impossibile di sapere. Il resto si poteva indovinare, questo no».
In ultimo Athos certamente si mise in letto, poichè si estinse anco quel rumore.
Stanchezza e silenzio insieme uniti vinsero d’Artagnan, ei chiuse gli occhi e lo prese il sonno.
Non era solito a dormir molto. Appena l’alba ebbe indorate le sue cortine si levò ed aprì la finestra. Allora gli parve di distinguere dalla persiana qualcuno che ronzasse pel cortile scansando di farsi sentire. Seguendo la sua usanza di non lasciar passare cosa a lui vicina senza assicurarsi di ciò che si fosse, guardò attento e senza far chiasso, e riconobbe il giustacuore color di granato ed i capelli scuri di Raolo.