«D’Artagnan, sapete bene che non parlo per voi, che siete la perla degli uomini valorosi e audaci; vi discorro di quell’Italiano imbroglione e meschino, di quel mascalzone che procura di porsi in capo una corona che ha rubata sotto un capezzale; di quel villano che chiama il suo partito, partito del re, e si diverte a far porre in carcere i principi del sangue perchè non ardisce ucciderli come faceva il nostro gran ministro; uno spilorcio che pesa i suoi scudi d’oro e serba i più tosati per paura di perderli al giuoco dove ruba di soppiatto; un birbante, insomma, che per quanto si accerta strapazza la regina.... peggio per lei, già s’intende! e che fra tre mesi ci susciterà una guerra civile per conservarsi le sue pensioni.... È quello il padrone che mi proponete? grazie mille!
«Dio mi perdoni! disse d’Artagnan, siete più focoso di prima, e gli anni vi hanno riscaldato il sangue invece di raffreddarlo. E chi vi dice ch’egli sia il mio padrone, e che io voglia darlo a voi?»
Il Guascone aveva borbottato fra sè: «Diamine! non si confidino i nostri segreti ad un uomo sì mal disposto!»
«E allora, amico mio, soggiunse Athos, che proposte sono codeste?
«Eh! è naturale: voi campate ne’ vostri feudi, e sembra che siate felice nella vostra aurea mediocrità; Porthos ha cinquanta o sessanta mila lire di rendita; Aramis ha sempre quindici duchesse che fanno a gara a possederlo come quando era moschettiere: è tuttavia il cucco della sorte: ma io che fo in questo mondo? porto la corazza e la pelle di bufalo da venti anni, inchiodato a questo grado insufficiente, senza avanzare, senza retrocedere, senza vivere. In conclusione, sono morto! E quando per me si tratta di risuscitarmi un tantino, venite tutti a esclamarmi: È un villano, è un briccone, è un pessimo padrone! Oh cappio! sono anch’io del vostro parere, ma trovatemene uno migliore, o assegnatemi una buona pensione».
Athos riflettè per tre minuti secondi, ed in questo piccolo intervallo comprese l’astuzia di d’Artagnan, il quale per essersi avanzato di troppo sulle prime parava onde nascondere il suo giuoco. Vide chiaro che i progetti fattigli erano reali e si sarebbero appalesati in tutto il loro sviluppo qualora egli ci avesse prestato orecchio.
«Bene, bene! disse tra sè, d’Artagnan è Mazzarino».
E da tal momento si tenne estremamente guardingo.
D’Artagnan dal lato suo fece giuoco anco più stretto.
«Ma in sostanza, avete un’idea? continuò Athos.