D’Artagnan, che aveva la vista acuta e l’osservava da una estremità all’altra della tavola, giurò che riconosceva incontrastabilmente il carattere minuto di Aramis; l’altro foglio era d’uno scritto da donna lungo e imbrogliato. Ed accorgendosi che Athos bramava di rimaner solo o per rispondere alle missive o per riflettervi sopra, ei disse a Raolo:

«Andiamo a far un giro alla sala d’armi: vi distrarrete un poco».

Il ragazzo diede un’occhiata ad Athos, il quale fe’ un cenno di assenso.

Passarono entrambi in un salotto a terreno, dov’erano appesi fioretti, maschere, guanti, piastroni e tutti gli accessorj della scherma.

«Ebbene? chiese Athos arrivato colà dopo un quarto d’ora.

«Ha digià la vostra mano, Athos mio, rispose il tenente, e se ha il vostro sangue freddo, non avrò che da congratularmene con lui».

Il giovane si peritava alquanto. Per una o due volte che aveva toccato d’Artagnan o sul braccio o sulla coscia, questo gli aveva dato di bottone venti fiate a mezzo al corpo.

Venne Carletto a recare un biglietto di gran premura per d’Artagnan portato da un messaggiero.

Toccò ad Athos a guardare con la coda dell’occhio.

Il tenente lesse senza mostrare veruna commozione, e indi tentennando un poco il capo, disse: