«Oh, sarebbe terribile! fece Athos».
D’Artagnan aveva una facezia in cima alla lingua, ma visto l’interesse che prendeva Athos a quel caso, ei si frenò.
«Quel che più mi fa disperare, continuò Raolo sospirando, è che di questa disgrazia son io la cagione.
«Voi! come? l’interrogò Athos.
«Eh sì! non fu per correre incontro a me che saltò giù da quel fascio di legna?
«Mio caro, soggiunse d’Artagnan, vi rimane un solo compenso, cioè di sposarla per espiazione.
«Signore! replicò il giovanetto, voi scherzate sopra un dolore verace, reale.... è mal fatto!»
E perchè aveva bisogno di star solo per piangere in libertà, se ne andò in camera sua, e non ne uscì che all’ora di colazione.
La buona intelligenza de’ due amici non era stata minimamente alterata dalla scaramuccia della mattina; sicchè fecero colazione con ottimo appetito, guardando tratto tratto il povero ragazzo, che con gli occhi bagnati e il cuore gonfio poteva appena mangiare.
Alla fin del pasto arrivarono due lettere. Athos le lesse con somma attenzione, e non seppe astenersi da scuotersi più volte.