«Spero di sì».
D’Artagnan ed Athos si abbracciarono cordialmente. Quegli strinse la mano a Raolo, si fe’ promettere da Athos di fargli visita qualora andasse a Parigi, o di scrivergli in caso contrario, e saltò a cavallo. Planchet era già in sella.
«Non venite con me? disse ridendo a Raolo, io passo da Blois».
Il giovane si girò verso Athos, il quale lo trattenne con un gesto impercettibile, e perciò rispose:
«No, signore, resto col signor conte.
«Dunque addio a tutti e due, miei buoni amici, seguitò il tenente premendo loro di nuovo la destra, e Iddio vi conservi! come dicevamo ogni volta che ci lasciavamo a tempo del defunto ministro».
Athos gli fece un cenno colla mano, Raolo un inchino, e d’Artagnan e Planchet partirono.
Il conte li seguitò cogli occhi, posando la destra sulla spalla del ragazzo ch’era digià alto quasi al pari di lui; ma tosto che coloro furono spariti dietro al muro, ei disse:
«Raolo, questa sera partiremo per Parigi.
«Come! esclamò questi, e impallidiva.