«Eh via! oggidì non si abbruciano più gli stregoni.

«No? eppure, mi pare non sia gran tempo dacchè il defunto ministro fece abbruciare Urbano Grandier. Lo so ben io! ero di guardia al rogo, e lo vidi arrostire.

«Caro mio, Urbano Grandier non era uno stregone, ma un sapiente, lo che è tutt’altro. Grandier non prediceva l’avvenire, sapeva il passato, il che alle volte è anco di peggio».

Mazzarino scosse la testa per assenso; però bramando conoscere il prognostico su cui si discuteva restò allo stesso posto.

«Io non ti dico, soggiunse il militare, che Coysel non sia stregone, ma che se pubblica la sua predizione, è la maniera da far che non si compia.

«Perchè?

«Senza dubbio. Se ci battiamo fra noi, ti avverto: «Ora ti darò una botta diritta, o una in seconda» naturalmente la parerai. E se Coysel dice ad alta voce tanto che il ministro lo senta: «Prima del tal giorno scapperà il tal prigioniero» è chiaro che il ministro piglierà tante precauzioni che il prigioniero non iscappi.

«Ohimè! seguitò un altro che sembrava dormisse disteso sopra una panca e non ostante quel sonno figurato non perdeva una parola della conversazione, ohimè! v’immaginate che gli uomini possano sottrarsi al loro destino? Se lassù sta scritto che il duca di Beaufort si abbia a salvare, il signor di Beaufort si salverà, e tutte le precauzioni del ministro uon gli faranno un’acca».

Mazzarino palpitò. Era italiano, cioè superstizioso. Si avanzò sollecito framezzo alle guardie, che nel mirarlo troncarono la conferenza.

«Che dicevate, signori miei? domandò con l’aria sua carezzevole, che il signor di Beaufort è fuggito, se non isbaglio?