«Sicchè, mio caro, la vostra opinione è che Beaufort debba scappare?

«È tanto la mia opinione, che se Vostra Eccellenza mi offerisse adesso il posto del signor di Chavigny, vale a dire quello di governatore del castello di Vincennes, io non lo accetterei. Oh! all’indomani dalla Pentecoste sarebbe un’altra faccenda».

Nulla v’è che convinca meglio di un’intima convinzione: questa influisce persino sugl’increduli, e Mazzarino, lungi da esser tale, era superstizioso. Quindi si ritirò pensieroso.

«Spilorcio! fece la guardia che teneva il gomito posato al muro, finge di non aver fede nel vostro mago, Saint-Laurent, per non avere da darvi un soldo, ma appena sia nel suo appartamento si approfitterà del vostro presagio».

Infatti, Mazzarino, invece di continuare a camminare verso la camera della regina, entrò nel proprio gabinetto, e chiamato Bernouin, ordinò che all’indomani all’alba si andasse a cercare il birro che aveva messo appresso al signor di Beaufort, e si venisse a destar lui appena quegli capitasse.

Il soldato senza immaginarselo aveva toccato col dito la piaga più aperta del ministro. Da cinque anni che Beaufort era in carcere non passava giorno in cui Mazzarino non pensasse che in un momento o nell’altro ei ne uscirebbe. Non si poteva tenere tutta la vita prigioniero un nepote di Enrico IV, in ispecie quando questo nepote di Enrico aveva appena trent’anni. Ma in qualunque maniera se ne traesse fuori, quant’odio doveva nella sua carcerazione aver raccolto nel petto contro quello a cui egli era debitore della medesima! che lo aveva preso, ricco, valoroso, glorioso, caro alle donne, temuto dagli uomini, per togliere alla sua vita gli anni più belli, imperocchè non è esistere il vivere in prigione! Intanto Mazzarino accresceva la sua sorveglianza contro a de Beaufort. Soltanto egli era simile all’avaro della favola, il quale non potea dormire accanto al suo tesoro. Spesse fiate di notte si destava trasalendo e sognandosi che alcuno gli avesse rubato il Beaufort. E allora ricercava di lui, e ad ogni informazione che prendeva aveva il dispiacere di sentire che il detenuto giuocava, beveva e cantava a più non posso, ma giuocando, cantando e bevendo, sospendeva queste sue operazioni per giurare che Mazzarino gli pagherebbe a caro prezzo i divertimenti cui l’obbligava a procurarsi a Vincennes.

Codesta idea diede grande molestia al ministro durante i suoi sonni, talchè alla mattina alle sette, quando Bernouin entrò in camera per isvegliarlo, furono le prime sue parole:

«Ebbene, che c’è? Beaufort è forse scappato da Vincennes?

«Non crederei, monsignore; rispose Bernouin costante nella sua calma officiale, ma in ogni caso ora ne avrete le nuove, giacchè il birro la Ramée mandato a chiamare a Vincennes è di là ad aspettar gli ordini di Vostra Eccellenza.

«Aprite qui, e fatelo passare, fece Mazzarino, accomodandosi i guanciali in modo da poter riceverlo stando seduto sul letto».