«E allora, di che si lagnava vostra Eccellenza, di non saper niente?

«E credete, seguitò Mazzarino, che Rochefort?....

«Era l’anima dannata del ministro.... ma vi prevengo, monsignore, che vi costerà caro; il ministro era prodigo con quella sua creatura.

«Sì, sì...., replicò Mazzarino, era un grand’uomo, ma aveva questo difetto.... Grazie, Guitaut, mi approfitterò del vostro consiglio, e questa sera subito».

Ed essendo i due interlocutori giunti appunto al cortile del Palazzo Reale, il ministro fece con la mano un saluto a Guitaut, e veduto un ufficiale che passeggiava su e giù, gli si accostò.

Era d’Artagnan, che lo aspettava secondo il suo comando.

«Venite, d’Artagnan, disse Mazzarino con la sua voce più dolce, ho da darvi un’incombenza».

L’altro fe’ un inchino, andò seco per la scala segreta, e dopo poco si ritrovò nel gabinetto d’onde si era partito.

Il ministro sedè a tavolino, e preso un foglio vi scrisse alcuni versi.

D’Artagnan, in piedi, impassibile, attese senza impazienza nè curiosità. Era diventato un automa militare, che agisse o piuttosto obbedisse mercè una molla.