Mazzarino piegò la lettera, e vi appose il suo sigillo.

«Signor d’Artagnan, porterete questo dispaccio alla Bastiglia, e condurrete qua la persona a cui concerne; prenderete una carrozza, una scorta, e farete buona guardia al prigioniero».

D’Artagnan pigliò il foglio, si toccò il cappello, girò sulle calcagna come avrebbe potuto fare il più abile sergente istruttore, ed uscì; indi a un momento si udì che comandava con la sua voce monotona:

«Quattro uomini di scorta, una carrozza e il mio cavallo».

Di lì a cinque minuti si udiva il rumore delle ruote del legno e dei ferri de’ cavalli sulle lastre del cortile.

III. Due antichi nemici.

Suonavano le otto e mezza, quando d’Artagnan giungeva alla Bastiglia.

Si fece annunziare al governatore, il quale appena intese ch’ei veniva da parte e con un ordine di monsignore, gli andò incontro fin sulla scalinata.

Governatore della Bastiglia era in allora il signor de Tremblay fratello del famoso Joseph, quel terribile favorito di Richelieu sopracchiamato l’Eminenza grigia.

Allorchè il maresciallo di Bassompierre era nella Bastiglia, dove stette dodici anni interi, ed i suoi compagni nei loro sogni di libertà dicevano un coll’altro: Io uscirò nel tal tempo, io in tale epoca, Bassompierre rispondeva: «Signori, ed io uscirò quando uscirà il signor de Tremblay»; lo che significava, che alla morte del ministro non poteva mancare che de Tremblay perdesse il suo posto alla Bastiglia e Bassompierre ripigliasse il suo in corte.