E continuò:
«Pistacchio, qua!»
La bestia obbedì.
«Il più gran ladro del mondo conosciuto, fece il duca, è egli il segretario del re Le Camus, che venuto a Parigi con sei lire possiede adesso sei milioni?»
Il cane mosse la testa in atto negativo.
«È forse, proseguì il signor di Beaufort, il soprintendente d’Emery, che ha dato a suo figlio signor Thorè, nel dargli moglie, trecento mila lire di rendite, ed un palazzo a petto al quale le Tuileries è un tugurio, e il Louvre un bugigattolo?»
E il suddetto cane mosse la testa in atto negativo.
«Non è neppur quello? fece il principe, cerchiamo a modo: sarebbe egli per caso l’illustrissimo facchino Mazzarino di Piscina?»
Pistacchio ammiccò disperatamente di sì, rizzando ed abbassando la zucca otto o dieci volte di seguito.
«Signori! capite, disse il Beaufort agli astanti, che questa volta nemmeno osavano ridere un pochettino, l’illustrissimo facchino Mazzarino di Piscina è il più gran ladro del mondo conosciuto. Così almeno dice Pistacchio. Si passi ad un altro esercizio.»