Dividevasi lo spettacolo in tre parti. Finita la prima, si passò alla seconda.
Bisognava innanzi a tutto dir quante ore erano.
Il signor di Chavigny mostrò il suo oriuolo a Pistacchio. Erano le sei e mezza.
Pistacchio alzò ed abbassò la zampa sei volte, ed alla settima restò con la zampa per aria. Non si poteva esser più chiari; un quadrante solare non avrebbe risposto di meglio: come ognuno sa il quadrante solare ha l’inconveniente di non accennare le ore se non se fino a tanto che risplende il sole.
Poi si doveva riconoscere fra tutta la comitiva quale fosse il miglior carceriere di tutte le prigioni di Francia.
Il cane fece tre volte il giro della stanza, e andò ad accucciarsi rispettosamente ai piedi del signor di Chavigny.
Il signor di Chavigny fece mostra di trovare graziosissima la celia, e ne rise un pochettino. Poi, finito ch’ebbe di ridere, si morse le labbra ed aggrottò le ciglia.
In ultimo il signor di Beaufort propose al cane la questione difficilissima, cioè, chi fosse il più gran ladro del mondo conosciuto.
Pistacchio andò attorno attorno, non si fermò vicino a nessuno, e corso all’uscio si mise a raspare brontolando.
«Vedete signori, disse il principe, l’interessante animale non trovando qui quei che io gli domando va fuori a cercarlo; ma non dubitate, non per questo sarete privi di risposta.»