Questa nuova persecuzione cagionò un incremento all’odio contro al Mazzarino. Il principe bestemmiava da mattina a sera, e non parlava che di fare un ammorsellato di orecchie del ministro. Era cosa da fremere; il ministro informato di quanto succedeva a Vincennes, si calcava senza volere la berretta fin sul collo.

Un giorno il signor di Beaufort, radunò i guardiani, e ad onta della sua difficoltà di elocuzione passata già in proverbio, fece ad essi il seguente discorso, apparecchiato, ben è vero anticipatamente:

«Signori, e soffrirete che un nepote del buon re Enrico IV sia oppresso d’oltraggi e d’ignobilia? (intendeva dire ignominia) cappeterina! come diceva mio nonno, io ho quasi regnato in Parigi, sapete? per un’intera giornata ho avuto in custodia il re e monsieur. Allora la regina mi accarezzava e mi chiamava il più onest’uomo del regno. Signori borghesi, adesso mettetemi fuori, andrò diritto al Louvre, torcerò il collo al Mazzarino, voi sarete le mie guardie del corpo, vi farò tutti uffiziali e con buone pensioni. Cappiterina! avanti, marcia!»

Ma comunque si fosse patetica, l’eloquenza del nepote di Enrico IV, non commosse quei cuori di macigno; nessuno fece motto. E visto ciò, il signor di Beaufort disse loro ch’erano tutta canaglia, e se li fece nemici acerrimi.

Alcune fiate, quando il signor di Chavigny si portava a trovarlo, al che non mancava mai due o tre volte per settimana, il duca profittava del momento per minacciarlo.

«Che fareste, gli diceva, se un bel giorno vedeste comparire un’armata di Parigini ricoperti di ferro e carichi di schioppi venuti a liberarmi?

«Monsignore, rispondeva Chavigny al principe con una profonda riverenza, io ho sulle mura venti pezzi di artiglieria, e nelle casematte l’occorrente per tirar trentamila colpi di cannone, e ci lavorerei meglio che mi potessi.

«Sì, ma dopo che aveste fatti i trentamila spari, quelli piglierebbero la torre, ed io poi sarei costretto a lasciar che v’impiccassero, del che, per certo, sarei dolentissimo!»

Ed il principe salutava esso pure Chavigny con estrema cortesia.

«Ma io, monsignore, soggiungeva il Chavigny, al primo ribelle che passasse fuori dalle mie porte o ponesse i piedi sui miei bastioni, sarei obbligato con mio sommo rincrescimento ad ammazzarvi di mia propria mano, attesochè siete affidato a me in particolare e devo restituirvi o vivo o morto».