E riveriva di nuovo Sua Altezza.
«Sì, ribatteva il duca, ma siccome quelle brave genti non verrebbero qui che dopo aver data una buona impiccatura al signor Giulio Mazzarino, vi guardereste bene dal pormi addosso le mani, e mi lascereste vivere per paura di essere tirato da quattro cavalli, dai Parigini, lo che è più tristo ancora d’essere appiccato, non dubitate!»
Questi scherzi agrodolci andavano innanzi, dieci minuti, quindici, o venti al più, ma finivano sempre che Chavigny verso la porta gridava:
«Olà! la Ramée!»
Ed il chiamato accorreva.
«Ehi! gli diceva il signor di Chavigny, vi raccomando in particolar modo il signor di Beaufort, trattatelo con tutti i riguardi dovuti al suo nome ed al suo rango, e a tale effetto non lo perdete un momento di vista».
E poscia si ritirava, salutando il Beaufort con una cortesia cotanto ironica che faceva venire a questo la mosca al naso.
La Ramée, adunque, era diventato il commensale obbligato del principe, il suo sempiterno guardiano, l’ombra del di lui corpo; ma noi dobbiamo pur dirlo, la compagnia di la Ramée, buon gaudente, schietto camerata a tavola, bevitore riconosciuto, gran giuocatore, in sostanza buona creatura, e non avente per Beaufort se non un solo difetto, quello cioè di essere incorruttibile, si era cambiata pel duca da molestia in distrazione.
Pur troppo non succedeva altrettanto di la Ramée, e quantunque ei valutasse sino a un certo segno l’onore di star rinchiuso con un prigioniero di sì alta importanza, pure il piacere di vivere familiarmente col nepote di Enrico IV, non gli compensava quello che avrebbe provato ad andare di quando in quando a fare una visita alla sua famiglia. Uno può essere ottimo birro del re, e nel tempo stesso buon padre e buon marito.
E messer la Ramée adorava la moglie e i figliuoli, che ormai vedeva a mala pena di cima alla muraglia quando essi per procacciargli quella contentezza paterna e conjugale se ne venivano a passeggiare dall’altra parte dei fossi, ed assolutamente per lui questo era poco, ed egli capiva che il suo umore allegro, da lui considerato qual cagione della sua buona salute — non calcolando che probabilmente ne era ben anzi il risultato — non reggerebbe lungo tempo ad un simile metodo di vita.