«Eh! non siamo mica ghiottoni, rispose la Ramée, perchè si ha caro di mangiar bene. Sta nella natura dell’uomo di cercare la perfezione tanto nelle sfogliate come nelle altre cose. Ora quel manigoldo, quando mi ha visto fermare dinanzi la sua mostra, mi è venuto incontro con la lingua tutta infarinata, dicendo: — Signor la Ramée, mi avete da procurare per avventori i prigionieri della torre; ho comprato lo stabilimento dal mio predecessore, perchè mi assicurava che provvedeva il castello, eppure, sul mio onore, da otto giorni che son qua, il signor di Chavigny non ha fatto prendere da me un biscottino. — Ma, gli ho risposto, forse il signor di Chavigny avrà paura che le vostre paste non siano buone. — Che non sian buone! ecco, signor la Ramée, voglio farvene giudice, e ora subito. — Non posso, devo andare assolutamente alla torre. — Andate pei fatti vostri, giacchè avete premura, ma tornerete fra mezz’ora. — Fra mezz’ora? — Sì: avete fatto colazione? — No davvero. — Dunque, ecco un pasticcio che vi aspetterà, con una bottiglia di Borgogna vecchio.... — Sicchè, monsignore, capite ch’essendo a digiuno, bramerei con licenza di Vostra Altezza....»
E la Ramée fece un inchino.
«Va pure, imbecille! disse il duca, ma bada che ti do una sola mezz’ora.
«Posso promettere al Marteau che sarete suo avventore?
«Sì, purchè non cacci de’ funghi nei pasticci: tu sai che i funghi del bosco di Vincennes sono micidiali alla nostra famiglia».
La Ramée uscì senza por mente all’allusione, e dopo cinque minuti l’ufficiale di guardia entrò col pretesto di far onore al principe tenendogli compagnia, ma in realtà per eseguire gli ordini del ministro, il quale conforme ci è noto, raccomandava di non perdere di vista il prigioniero.
Ma il duca, nei cinque minuti ch’era stato solo, aveva avuto agio di rileggere il biglietto di madama di Montbazon, da cui gli rimaneva provato che gli amici non lo dimenticavano ed anzi si occupavano della sua liberazione; egli ignorava con qual modo, ma si proponeva di finire con far parlare Grimaud, in cui aveva tanto maggior fiducia, in quanto che ormai comprendeva tutta la sua condotta, e capiva non aver esso inventate le sue piccole persecuzioni contro di lui, se non per togliere a’ guardiani ogni sospetto d’intelligenza seco.
Tale astuzia diede al signor di Beaufort una ottima idea del giudizio di Grimaud, ed egli risolse di fidarsene interamente.
XXI. Ciò che contenevasi ne’ pasticci del successore di maestro Marteau.
Mezz’ora dopo tornò la Ramée, svelto ed allegro come uno che abbia mangiato bene, e specialmente ben bevuto. Aveva trovato il pasticcio stupendo: e il vino delizioso.