Era bel tempo e da permettere la partita progettata. Il giuoco di palla di Vincennes era situato all’aria aperta, talchè al duca rimaneva facilissimo di eseguire quel che gli aveva raccomandato Grimaud, cioè di mandare le palle nei fossi.
Bensì fin che non furono le due il signor di Beaufort non cadde in questa svista, perchè quella era l’ora prefissa. E non ostante perdè sempre, e così gli fu dato d’incollerirsi, e fare, secondo succede in casi simili, uno sbaglio sull’altro.
Al tocco delle due le palle cominciarono a pigliar la via dei fossi, con grande soddisfazione di la Ramée, il quale segnava un quindici ad ogni fallo che faceva il principe.
Ed i falli furono tanti che presto mancarono le pillotte. La Ramée propose d’inviare qualcuno a ripescarle. Il duca giudiziosamente fece osservare che sarebbe tempo perduto, ed avvicinatosi al muro del bastione, che in quel punto, siccome diceva il birro, era alto per lo meno cinquanta piedi; vide un uomo che lavorava in uno dei molti giardinetti coltivati dai contadini sul di dietro del fossone.
«Ehi, galantuomo!» disse il duca.
Quegli alzò il capo, ed il principe ebbe a dare un urlo dalla sorpresa. L’uomo, il contadino, il giardiniere, era Rochefort, che il principe credeva alla Bastiglia.
«Eh! che c’è egli costassù? domandò Rochefort.
«Favorite rigettarci le nostre palle».
Il coltivatore fe’ un cenno con la testa e si mise a buttar le pillotte. La Ramée e le guardie le coglievano da terra. Una ne cadde ai piedi del duca. Esso che capì essere a lui destinata, se la pose in saccoccia.
E fatto un segno di ringraziamento al contadino, ritornò alla partita.