Ma il duca era assolutamente in una giornataccia, continuava a far falli anzichè mantenersi nei limiti; due o tre palle balzarono di nuovo giù, e rimasero perdute dacchè non v’era più il giardiniere che lo rinviasse. Poi il signor di Beaufort dichiarò che aveva persino vergogna del suo poco garbo e non voleva seguitare.
La Ramée era contentissimo di aver battuto così un principe del sangue.
Questi se n’andò in camera e si pose a letto. Vi stava quasi tutte le giornate intere dacchè gli si erano tolti i libri.
La Ramée prese i panni di Sua Altezza, col pretesto che erano carichi di polvere e li farebbe spazzolare, ma in realtà per esser certo che Sua Altezza non si movesse. Era un uomo cauto la Ramée!
Per buona sorte il signor di Beaufort aveva avuto tempo di rimpiattare la palla sotto il capezzale.
Ne strappò coi denti l’invoglia, perocchè non gli lasciavano alcun arnese tagliente: mangiava coi coltelli a lama d’argento flessibili, e che non tagliavano.
Sotto l’invoglia trovò una lettera ove erano scritte le seguenti parole:
«Monsignore
«I vostri amici invigilano, e si appressa l’ora della vostra liberazione. Domani l’altro chiedete di mangiare un pasticcio fatto dal nuovo pasticciere che ha acquistato il negozio dell’antico, e che è Noirmont in persona, il vostro maestro di casa; non lo aprite se non quando siete solo, e spero che sarete contento di ciò che vi è dentro.
«Servitore sempre devoto di Vostra Altezza alla Bastiglia come altrove.