«Conte di Rochefort».

PS. ««Vostra Altezza può fidarsi in tutto e per tutto di Grimaud; è pieno di intendimento, ed è tutto nostro».

Il duca di Beaufort, a cui era stato restituito il fuoco dacchè egli aveva rinunziato alla pittura, abbruciò la lettera conforme avea fatto con maggior rincrescimento di quella della Montbazon, e si disponeva ad abbruciare ancor la pillotta; ma riflettè che questa potrebbe essergli utilissima, per far pervenire a Rochefort la sua risposta.

Egli era ben custodito, giacchè al movimento ch’ei fece capitò immediatamente la Ramée.

«Monsignore, domandò questi, vi occorre qualche cosa?

«Avevo freddo, rispose il duca, ed attizzavo la fiamma per aver un po’ di caldo. Sapete pure che le stanze della torre di Vincennes sono rinomate assai per la freschezza. Vi si potrebbe conservare il ghiaccio, e vi si fa raccolta di salnitro. Quelle dove morirono Puylaurens, il maresciallo d’Ornano e il gran priore mio zio, valevano per codesto verso, secondo diceva madama di Rambouillet, tanto arsenico quanto pesavano».

Il signor di Beaufort tornò a coricarsi. La Ramée sorrise un pocolino. In fondo era un buon uomo, che aveva preso grande affetto al prigioniero e si sarebbe disperato se gli fosse avvenuta una disgrazia. E le disgrazie avvenute ai tre soggetti menzionati dal principe non ammettevano contrasto.

«Monsignore, ei rispose, non v’avete da abbandonare a queste idee; son queste che ammazzano, e non il salnitro.

«Eh mio caro! siete curioso! soggiunse il principe, se potessi come voi andare a mangiare i pasticcini e bere la Borgogna dal successore di Marteau, mi distrarrei.

«Fatto si è, replicò la Ramée, che la roba di quel negozio è ottima.