«Ma davvero, fu propriamente a questo modo! gridò la Chevreuse battendo le mani, sarebbe curiosa....»

E si tacque di botto.

«Ch’io seguitassi le due raminghe sino al termine del loro viaggio? disse Athos. No, madama, non abuserò in tal guisa del vostro tempo, e noi non le accompagneremo se non se ad un piccolo villaggio del Limosino situato fra Tulle e Angouleme, e che ha nome di Roche-l’Abeille».

La duchessa diede un grido di sorpresa, e mirò in faccia Athos in cotal atto di stupore che fece sorridere l’antico moschettiere.

«Aspettate, signora, questi continuò, giacchè ciò che ho da dirvi è assai più strano di quel che vi ho detto.

«Eh! replicò la Chevreuse, ormai vi tengo per uno stregone, e da voi mi attendo a tutto.... ma basta.... andate pure innanzi.

«La giornata era stata lunga e faticosa; faceva freddo, era il dì 11 ottobre. Il villaggio non presentava nè locanda, nè palazzo, le case dei contadini erano povere e sporche. Maria Michon era una persona molto aristocratica; come la regina sua sorella, era essa avvezza a odori delicati e biancheria fine.... sicchè si decise a dimandare ospitalità al presbiterio».

Athos fece una breve pausa.

«Ah! seguitate, disse la duchessa, vi ho prevenuto che mi aspettavo a qualunque cosa.

«I due viaggiatori bussarono alla porta. Era tardi; il prete, coricato[10], gridò loro ch’entrassero, ed entrarono mentre la porta non era chiusa. Nelle campagne esiste grandissima fiducia. Stava accesa una lucerna nella camera. Maria Michon, che pareva il più grazioso cavaliere del mondo, spinse l’usciale, avanzò la testa, e chiese ospitalità.