«Sì sì, continuava il ministro con l’accorto sorriso, che in tale circostanza sembrava stranissimo su le sue labbra smorte; sì, me lo dicono codesti vostri clamori: è precaria la sorte dei favoriti. Ma voi, se sapete questo, dovete anche sapere ch’io non sono un favorito ordinario! Il conte d’Essex aveva un anello di lusso adorno di diamanti datogli dalla regale sua amante; io non ho che un semplice cerchietto con una cifra e una data: ma questo cerchietto pure fu benedetto nella cappella del Palazzo Reale[1]; e per questo, non mi annienteranno, a seconda delle loro intenzioni. Non si accorgono che col loro grido sempiterno: — Abbasso il Mazzarino! — io li fo urlare, ora, evviva Beaufort! ora, evviva il principe! ora, evviva il parlamento! Ebbene! Beaufort è a Vincennes, il principe andrà a raggiungerlo un giorno o l’altro, e il parlamento....»
Qui il venerabile personaggio assunse nel sorriso una certa espressione d’odio di cui, pareva il suo volto non suscettibile.
«E il parlamento.... veh! il parlamento.... si vedrà un poco che ne faremo del parlamento. Abbiamo Orleans e Montargis... Oh! c’impiegherò il tempo occorrente, ma quelli che avranno cominciato da strillare: abbasso Mazzarino! finiranno con strillare: abbasso tutta quella gente!.... A ognuno la sua!
«Richelieu, che odiavano quando era vivo, e di cui parlano sempre dacchè è morto, è andato più giù di me, giacchè è stato scacciato più d’una volta e più ancora ha avuto paura di esserlo. In quanto a me, la regina non mi discaccerà mai, e se io sono costretto a cedere al popolo, ella gli cederà meco; se fuggo, ella fuggirà.... e allora vedremo che faranno i ribelli senza della loro regina e del loro re?....
«Ah! se pur non fossi straniero! ah, se pur fossi francese!.... ah, se pur fossi gentiluomo!»
E piombò di bel nuovo nelle sue meditazioni.
Infatti, era scabrosa la situazione, e complicata l’aveva maggiormente la giornata trascorsa. Mazzarino, ognora stimolato dalla sordida sua avarizia, opprimeva di tasse il popolo; ed il popolo, a cui non restava che l’anima, conforme diceva il procurator regio Talon, ed anco perchè l’anima sua non si potea vendere all’incanto; il popolo, cui si procurava di far prendere pazienza mediante lo strepito delle vittorie che si ottenevano, ma a senso del quale gli allori non erano tal carne che valesse a cibarlo[2], il popolo già da lunga pezza avea cominciato a mormorare.
Nè ciò bastava e imperocchè quando mormora il popolo soltanto, la corte, separata com’è da esso per mezzo del ceto borghese e dei gentiluomini, la corte non lo ode; ma Mazzarino aveva usata l’imprudenza di dare addosso ai magistrati! avea venduti dodici brevetti da referendarj, e siccome gli ufficiali pagavano assai care le loro cariche, e l’accrescimento di quei dodici nuovi colleghi dovea farne ribassare il prezzo, così essi si erano riuniti, aveano giurato sui santi Vangeli di non sopportare codesto aumento, e di opporsi a tutte le persecuzioni della corte, promettendosi scambievolmente che qualora uno di loro per causa di siffatta ribellione perdesse la propria carica, si tasserebbero ciascuno di un tanto onde rimborsargliene il prezzo.
Ed ecco ciò ch’era accaduto da ambe le parti.
Nel dì 7 gennajo, sette o ottocento mercatanti di Parigi si erano radunati e sollevati a motivo di una nuova imposta a cui si volevano assoggettare i proprietari delle case, ed aveano deputati dieci di essi a parlare in loro nome al duca d’Orleans, che, secondo il suo solito, si manteneva popolarissimo. Il duca d’Orleans li aveva ricevuti, ed essi gli avevano dichiarato qualmente erano decisi di non pagare la nuova imposta, quando anche avessero da difendersi armata mano contro i funzionari del re che venissero a riscuoterla. Il duca d’Orleans li aveva ascoltati con molta compiacenza, avea fatto sperare qualche mitigamento, e promesso di tenerne proposito colla regina, e licenziatili con le parole consuete: Si vedrà.