«Chiamate un poco il conte de la Fère, disse madama di Chevreuse al Coadjutore, ho bisogno di parlargli.

«Ed io, rispose il Coadjutore, ho bisogno che tutti credano che non gli parlo. Lo amo e lo ammiro, giacchè conosco le sue antiche avventure, almeno parecchie, ma non ho idea di salutarlo che doman l’altro la mattina.

«E perchè doman l’altro?

«Lo saprete domani sera, replicò ridendo il signor di Gondy.

«Ma, in coscienza, voi discorrete a suon di geroglifici. Signor d’Herblay, aggiunse volgendosi ad Aramis, favorite anche una volta esser mio servente questa sera?

«E come, duchessa! disse Aramis, questa sera, domani, sempre!

«Or bene, andate a chiamarmi il conte di la Fère».

Aramis si accostò ad Athos e ritornò indietro seco.

«Signor conte, fece la duchessa consegnando ad Athos una lettera, ecco ciò che vi avevo promesso; il nostro protetto sarà benissimo ricevuto.

«Madame, egli è ben fortunato di esservi debitore di qualche cosa.