«Ha sposata una bottega da confettiere in via dei Lombardi. È un giovane ch’è stato sempre propenso per le dolcezze, talchè è borghese di Parigi, e secondo ogni probabilità adesso susurra. Vedrete che quel briccone sarà scabbino prima ch’io sia capitano.

«Animo, caro d’Artagnan, un po’ di coraggio; quando appunto uno è sul più basso della ruota, la ruota gira e vi rialza. Forse stassera subito si cambierà la vostra sorte.

«Amen! disse d’Artagnan, facendo fermare la carrozza.

«Che fate? domandò Rochefort.

«Fo, che siamo arrivati, e non voglio esser visto a uscire dal vostro legno: noi non ci conosciamo.

«Avete ragione: addio.

«A rivederci; rammentatevi la vostra promessa».

D’Artagnan rimontò a cavallo, e si rimise alla testa della scorta.

Dopo cinque minuti entravano tutti nel cortile del Palazzo Reale.

D’Artagnan guidò il prigioniero per la scala grande e gli fece traversare l’anticamera e la galleria. Giunto all’usciale del gabinetto di Mazzarino, si disponeva a farsi annunziare, ma Rochefort gli mise la mano su la spalla.