«E che! v’immaginate che d’Artagnan e Porthos diano mano ad una tale iniquità?
«Tra amici, dite benissimo, sarebbe iniquità; fra nemici, ch’è astuzia».
Athos incrociate le braccia calò la testa sul petto.
«Che volete? seguitò Aramis, gli uomini son fatti così, e non son sempre in età di venti anni. Noi abbiamo offeso crudelmente, voi lo sapete, quell’amor proprio che guida ciecamente le azioni di d’Artagnan. Egli è stato vinto. Non lo udiste forse disperarsi sulla strada? In quanto a Porthos, la sua baronia dipendeva probabilmente dal di lui buon esito in questo affare. Ebbene! esso ha incontrati noi come intoppi, e neppur questa volta sarà barone. Chi vi assicura che la famosa Baronia non vada collegata col nostro abboccamento di stassera? Athos, prendiamo le nostre precauzioni.
«Ma se essi venissero senz’armi, Aramis, che vergogna per noi!
«Non dubitate, vi garantisco che ciò non succederà. D’altronde noi abbiamo una scusa: arriviamo da un viaggio, e siamo ribelli.
«Scuse! ci tocca prevedere il caso in cui avessimo bisogno di scuse dirimpetto a d’Artagnan, a Porthos! Oh, Aramis! (continuava Athos scuotendo mestamente il capo) sull’anima mia, voi mi rendete il più disgraziato di tutti gli uomini! togliete ogni dolce illusione ad un cuore che non era morto affatto all’amicizia! Ecco, preferirei, ve lo giuro, che uno me lo strappasse dal petto. Andateci come vi piace, io vi andrò inerme.
«Ed io non lascerò che veniate così. Non più un uomo, non più Athos, nemmeno più il conte di la Fère, tradireste con tal debolezza, ma un intero partito a cui appartenete e che conta su di voi.
«Sia fatto come voi dite» riprese Athos addolorato.
E proseguirono il loro cammino.