Appena arrivavano dalla via del Passo della Mula ai cancelli della piazza deserta, videro sotto l’arcata e sullo sbocco della contrada di santa Caterina tre uomini a cavallo.
Erano d’Artagnan e Porthos avvolti nei ferrajuoli, che tenevano in alto le spade, e dietro ad essi Planchet col moschetto sulla coscia.
Athos ed Aramis scesero da cavallo scorgendo d’Artagnan e Porthos. Questi fecero lo stesso. D’Artagnan osservò che i tre corsieri invece di esser retti da Bazin erano legati agli anelli del loggiato, e ordinò a Planchet di far come faceva Bazin.
Allora a due per due, seguiti dai rispettivi servi, si avanzarono, e salutaronsi scambievolmente con molta cortesia.
«Signori, dove gradite che discorriamo?» domandò Athos.
Egli si era accorto che parecchie persone si fermavano a guardarli come si trattasse di uno di quei famosi duelli tuttavia viventi nella memoria dei Parigini, e soprattutto di coloro che abitavano sulla Piazza Reale.
«Il cancello è chiuso, disse Aramis, ma se questi signori amano il fresco sotto gli alberi ed una solitudine inviolabile, piglierò la chiave al palazzo di Rohan e staremo egregiamente».
D’Artagnan cacciò lo sguardo fra l’oscurità della piazza, e Porthos arrischiò la testa fra due regoli per iscandagliare quelle tenebre.
«Se preferite un altro luogo, seguitò Athos con la sua maniera nobile e insinuante, scegliete pure.
«Io credo che codesto posto, qualora il signor d’Herblay possa procurarsene la chiave, sarà il migliore di ogni altro».