E si gettò nelle braccia di Athos.
«Figlio mio! disse Athos premendoselo al seno.
«Ed io, fece Porthos, non giuro niente, ma scoppio, cospettone! Se dovessi battermi con voi, credo che mi lascerei infilzare da parte a parte, giacchè non ho voluto bene al mondo altro che a voi».
Ed il buon Porthos proruppe in pianto buttandosi fra le braccia di Aramis.
«Amici miei, disse Athos, ecco ciò che speravo, ecco ciò che attendevo da due cuori come i vostri. Sì, l’ho detto e lo ripeto, i nostri destini sono irrevocabilmente congiunti, abbenchè noi seguiamo un sentiero diverso. Io rispetto la vostra opinione, d’Artagnan; rispetto la vostra convinzione, Porthos; ma quantunque combattiamo per cause opposte, manteniamoci amici; i ministri, i principi, i re, passeranno come un torrente, la guerra civile a modo di una fiamma, ma noi rimarremo, oh sì! ne ho un presentimento.
«Sì, approvò d’Artagnan, siamo pur sempre moschettieri, e serbiamo per unica bandiera quel famoso tovagliuolo del bastione di San Gervasio dove il gran ministro aveva fatto ricamare tre gigli.
«Sì! esclamò Aramis, o del ministro o della Fronda, a noi che monta? Ritroviamo i nostri buoni padrini pei duelli, gli amici zelanti per gli affari, i lieti compagni pei piaceri!
«Ed ogni volta, seguitò Athos, che c’incontreremo nella mischia, alle sole parole di: Piazza Reale! trasportiamo le spade alla mano sinistra, e ci porgiamo la diritta, quando anche fossimo in mezzo alle più orribili carneficine.
«Voi parlate divinamente, disse Porthos.
«Siete il più grande fra gli uomini! seguitò d’Artagnan, e ci superate almeno di dieci cubiti».