«Il mio consiglio, ed in caso di bisogno la mia volontà, fece il signor d’Arminges, si è di batter la ritirata; in questo bosco può celarsi un agguato.
«Dunque nulla avete veduto? chiese il conte ai suoi famigli.
«Mi è sembrato, rispose uno di costoro, di scorgere due cavalieri vestiti di giallo che scorrevano giù nel letto del ruscello.
«Così è! disse l’ajo, siamo caduti in una banda di Spagnuoli. Indietro, signori!»
I due giovani si consultarono con uno sguardo furtivo, e nell’istante si udì una pistolettata e tre o quattro grida che chiamavano ajuto.
Guiche e Bragelonne con un’altra occhiata fra loro ricambiata si accertarono che ognun di loro fosse nell’intenzione di non retrocedere, e siccome l’ajo aveva già fatto voltare il suo cavallo, si slanciarono avanti, urlando, Raolo: «Qua, Olivain, a me!» e il conte di Guiche: «Qua a me, Urbano e Blanchet!»
E prima che il precettore si fosse calmato dall’estremo stupore, erano già spariti nella selva.
Nell’atto che cacciavano gli sproni nel ventre ai palafreni impugnavano le pistole.
A capo a cinque minuti furono sul sito d’onde pareva fosse venuto il rumore. Allora cominciarono ad inoltrarsi più adagio e cautamente.
«Zitto! disse di Guiche, gente a cavallo!