«Sì, signore, rispose il visconte.
«Olà, giovanotti! disse l’ajo immischiandosi nella conversazione, cospetto! come andate alla lesta! e le mie istruzioni, signor conte? vi dimenticate che ho l’ordine di condurvi sano e salvo presso al signor Principe? Una volta che sarete all’armata, fatevi ammazzare se così vi piace, ma di qua a là vi prevengo che nella mia qualità di generale d’esercito comando la ritirata e volto le spalle al primo spennacchio che vedo».
Di Guiche e Bragelonne si guardarono sott’occhi e sorridendo. Tratto tratto s’incontravano piccole comitive che si ritiravano mandando avanti i loro bestiami, e trascinando nelle carrette o portando a braccia le lor robe più preziose.
Si giunse senza disgrazie sino ad Ablain. Ivi si cercarono notizie, e si seppe che il signor Principe aveva realmente abbandonato Bethune e se ne stava fra Cambrin e la Venthie. Allora si riprese, sempre lasciando a Grimaud la sua carta, una scorciatoja che in mezz’ora mise la piccola compagnia sulla sponda di un ruscelletto il quale va a gettarsi nella Lys.
Era un’amena contrada, troncata da belle valli verdi al pari dello smeraldo. Di quando in quando si trovavano piccoli boschi traversati dal sentiero su cui si andava. Ad ognuno di que’ boschi, in previsione di qualche imboscata l’ajo faceva ire innanzi i lacchè del conte che così formavano la vanguardia. L’ajo stesso e i due signorini rappresentavano il corpo d’armata, ed Olivain con la carabina sul ginocchio e gli occhi attenti invigilava da tergo.
Da un poco di tempo si scorgeva all’orizzonte una folta macchia. Il signor d’Arminges, pervenuto che fu a distanza di cento passi da quella, prese le sue precauzioni consuete, e mandò avanti i due domestici di Guiche.
Costoro dunque erano spariti sotto gli alberi; i due amici e il precettore, ciarlando e scherzando, li seguitavano da un centinaio di passi indietro. Olivain si manteneva a tergo ad ugual lontananza, quando ecco in un subito udirsi cinque o sei spari di moschetto. L’ajo gridò di far alto; i gentiluomini obbedirono e fermarono i cavalli. E nel medesimo momento si videro tornare indietro i due servi.
Guiche e Raolo, impazienti di conoscere la causa di quella fucilata, diedero di sprone per andar verso i domestici. D’Arminges correva appresso.
«Siete stati arrestati? domandarono con impeto il contino e il visconte.
«No, risposero i lacchè, è anzi probabile che nessuno ci abbia visti; gli spari hanno avuto luogo da cento passi più innanzi di noi, nel più folto della macchia, e siamo venuti in qua per domandar consiglio.