Si parlava di una prossima battaglia, la quale esser doveva decisiva, avendo il signor Principe manovrato fino allora soltanto nell’aspettativa dei rinforzi che alla fine erano giunti. I nostri giovanotti si rallegravano di esser capitati così a puntino.
Cenarono insieme e dormirono nella stessa camera. Erano nell’età delle pronte amicizie, e a lor pareva di conoscersi sin dalla nascita e di non potersi lasciare mai più.
S’impiegò la serata a discorrere di guerra; i servidori forbirono le armi; i padroni caricarono le pistole pel caso di qualche scaramuccia, e alla domane si destarono smaniosi perchè ambedue si erano sognati che arrivavano troppo tardi per prender parte alla battaglia.
Nella mattina si sparse la voce che il principe di Condé avesse evacuata Bethune per ritirarsi a Carvin, lasciando però guarnigione nella prima di queste città; ma siccome codesta notizia nulla presentava di positivo, i due giovani risolsero di continuare il loro cammino verso Bethune, salvo a voltare a diritta viaggio facendo e dirigersi poi a Carvin.
L’ajo del conte di Guiche conosceva perfettamente il paese; in conseguenza ei propose di pigliare una scorciatoia ch’era in mezzo fra la via di Lens e quella di Bethune. Ad Ablain si ricercherebbero le informazioni opportune. Per Grimaud fu lasciato un itinerario.
La partenza ebbe luogo intorno alle sette della mattina.
Guiche, piuttosto caldo, diceva a Raolo:
«Eccoci in tre padroni e tre servi; i nostri servi sono ben armati, ed il vostro mi sembra deciso.
«Non l’ho mai veduto all’opra, rispose Raolo, ma è Bretone, e ciò promette assai.
«Sì, sì, e son certo che all’occasione tirerebbe la sua schioppettata. Io per me ho due uomini sicuri che hanno guerreggiato con mio padre; talchè insieme rappresentiamo sei combattenti. Se trovassimo una piccola truppa di partigiani uguale per numero alla nostra ed anco superiore, forse non faremmo una scarica?