«Tanto da potere interrogarlo in quell’idioma?
«Sì, monsignore.
«Allora interrogatelo».
Raolo cominciò, ma vennero i fatti in appoggio alla sua opinione. Colui non intendeva, o fingeva non intendere, ciò che gli diceva Bragelonne, e Bragelonne dal canto suo comprendeva poco le sue risposte mescolate tra fiammingo ed alsaziano.
Nulladimeno in mezzo a tutti gli sforzi del forestiero per eludere un esame regolare, Raolo aveva riconosciuta la sua naturale pronunzia.
«Non siete spagnuolo, gli disse, non tedesco, ma italiano».
Il forestiero si scosse e si morse le labbra.
«Ah! questo, lo capisco a meraviglia, seguitò il principe di Condè, e poichè è italiano, continuerò io l’esame. Grazie, visconte (aggiunse scherzando) da ora vi nomino mio interprete».
Ma l’arrestato non aveva più voglia di appagare le domande in italiano che in altre lingue; unica sua premura era anzi lo schivarle. E così nulla sapeva, nè il numero dei nemici, nè il nome di chi li comandava, nè il piano di marcia stabilito.
«Ottimamente! disse Luigi immaginando appieno le cause di siffatta ignoranza, costui è stato preso mentre rubava e assassinava, avrebbe potuto riscattar la vita parlando, e non vuole; portatelo via, e sia passato per le armi».