E ci s’intende, che se in fondo al cuore si abbia qualche sentimento più tenero, questo arriva naturalmente al più alto grado di esaltazione a cui possa mai giungere.

È d’uopo credere che ognuno dei due giovanetti provasse un sentimento di codesta fatta, poichè a capo a un momento e questo e quello sederono ad una opposta estremità della tenda e si diedero a scrivere sulle ginocchia.

Le lettere furono lunghe, si copersero quattro pagine di carattere minuto e ristretto. Tratto tratto il conte ed il visconte si guardavano sorridendo. Si capivano senza dir nulla. Erano due indoli delicate e simpatiche fatte per intendersi senza nemmeno parlarsi.

Terminate le lettere, ciascheduno serbò la sua in un doppio involto di carta, ove nessuno poteva leggere il nome della persona a cui era diretta se non che lacerando il primo invoglio. E poscia entrambi si accostarono uno all’altro, e si ricambiarono quelle lettere con un nuovo sorriso.

«Se mi accadessero dei guai! disse Bragelonne.

«Se restassi ucciso! disse di Guiche.

«Non dubitate, dissero tutt’e due».

E si abbracciarono come fratelli, e si avvolsero nei ferrajuoli, e si addormentarono di quel sonno giovanile e grazioso con cui dormono gli augelli, i fiori ed i fanciulli.

XXXVIII. Un pranzo del tempo addietro.

Il secondo abboccamento degli antichi moschettieri non era stato pomposo e minaccioso come il primo. Athos, con il suo senno sempre superiore, aveva giudicato che la tavola sarebbe il centro più rapido e completo della riunione, e nell’istante che i suoi amici per riguardo alla sua distinzione ed alla sobrietà sua non osavano favellare di uno di quei buoni pranzi di tempo addietro goduti o al Pomo del Pino o al Parpaillot, propose egli stesso di ritrovarsi attorno a qualche mensa bene inbandita, ed abbandonarsi senza riserva ognuno al proprio carattere ed alle proprie maniere, tratto di semplicità che aveva mantenuta la buona intelligenza per la quale in un’epoca anteriore erano stati chiamati gl’inseparabili.